paul-watzlawick Se siete intossicati per aver seguito scrupolosamente una mezza dozzina di improbabili ricette per la felicità, se ne avete abbastanza dei dissennati consigli di guru e sessuologi, tecnocrati e maestri di vita, delle prediche sull’essere anziché l’avere e sulla pace interiore, questo libro fa per voi.

Coltivando un appassionante interesse per la filosofia orientale e buddhista, Paul decise di partire per l'India, rimanendovi per un intero anno.

Coltivando un appassionante interesse per la filosofia orientale e buddhista, Paul decise di partire per l’India, rimanendovi per un intero anno.

Ugualmente, non potrete che apprezzarlo se ritenete che il semaforo diventi rosso proprio per voi; se l’assiduo esercizio del sospetto ha finito per plasmare il vostro intuito; se dite spesso: “L’avevo detto io…”; se provate un fremito (d’inconfessabile gioia? d’ira?) quando vi si rivolge la paradossale e paralizzante esortazione: “Sii spontaneo!”…

Per aggredire, in un impeto di filantropia, un’aspirazione tanto funesta, un concetto così incistato nella nostra tradizione – la felicità — , Watzlawick mobilita tutti gli espedienti argomentativi, tutti i mezzi, dall’intelligenza critica allo humour nero, mettendoci di fronte uno specchio ironico, tenendo viva una costante tensione tra il divertimento e il disagio di riconoscerci, ma non privandoci del piacere d’interpretare il messaggio: come rendersi felicemente infelici? come evitare di procurarsi infelicità di troppo?

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