Kellerman Faye

è uno scrittore, politico ed ex magistrato italiano e presidente della Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari

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Guido Guerrieri, avvocato a Bari, è ai ferri corti con la propria professione che ha accettato, senza veramente sceglierla.[1] L’incipit è molto esplicito in questo senso: Era forse il dieci di aprile. L’aria era fresca, tersa. Spirava una brezza profumata molto rara in città, il sole e la sua luce si spandevano liquidi su di noi e sulla facciata grigia del tribunale. Carmelo Tancredi e io eravamo vicini all’ingresso, chiacchieravamo. – A volte penso di smettere, – dissi appoggiandomi al muro. L’intonaco era scrostato e una ragnatela di piccole crepe si estendeva in modo preoccupante verso l’alto. – Smettere cosa? – mi chiese Tancredi togliendosi di bocca il sigaro. – Di fare l’avvocato.

Nella routine delle giornate passate tra aula, ufficio e casa, dove abita da solo, irrompe un cliente fuori del comune: un giudice in carriera, Presidente del Tribunale del riesame, ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Un “Collaboratore di giustizia” lo sta accusando di aver preso 50.000 euro da un criminale, per “aggiustare” a suo favore il processo. Il giudice prega l’amico di approfondire – anche con mezzi illeciti – la situazione in cui si trova l’inchiesta. Le notizie sono gravi, la posizione del magistrato sembra pesantemente compromessa, ma – in aula – Guerrieri riuscirà a rintuzzare le accuse del pentito. Fino a quando – comprendendo a fondo lo scenario in cui si muovono i personaggi coinvolti – l’avvocato dovrà compiere una scelta, per conciliare deontologia professionale e etica personale: il lavoro di legale e il naturale senso di giustizia, che dovrebbe essere il fondamento stesso della legge. A fianco di Guerrieri troviamo la giovane Annapaola, ex cronista d’assalto, attualmente nel ruolo di investigatrice. Una ragazza dalle sembianze androgine, che gira in Harley Davidson, con una mazza da baseball nella sacca.

 

“Perchè ciascuno può sbagliare, ma giustificare i propri errori davanti a se stessi significa divorziare dalla verità”

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