DIVERSA

A volte, mentre siamo con gli altri, ci sentiamo soli e diversi. La solitudine, allora, può essere un momento prezioso in cui scegliamo di essere fedeli a noi stessi e non alle regole del collettivo.

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“Ma perché non poteva sentirsi come le altre donne?.. Perché era così diversa, così lontana da quelle donne amorose?.. Era una sensazione di solitudine… e non si era mai sentita sola di corpo e di spirito prima di allora”.

Così in “Via col vento”, M.Mitchell descrive lo stato d’animo della sua celebre eroina.

Rosella è ad Atlanta, la guerra tra Nord e Sud è iniziata da poco e tutta la città ha organizzato una festa in onore dell’esercito confederato. Ed è proprio in quel luogo rappresentativo di un rito collettivo e condiviso che Rosella si rende conto di contenere in sé una diversità che la fa sentire estranea al mondo che la circonda.

Le donne che partecipano con lei alla festa sembrano credere nella causa bellica e sembrano trovare in questa un senso alla loro esistenza e uno scopo per il loro agire:  “tutte le donne presenti – scrive Mitchell – erano disposte a sacrificarsi per la Causa, e ardevano di un’emozione che ella non sentiva. Ciò la sgomentava e la deprimeva.

Dunque Rossella soffre perché non condivide i sentimenti del collettivo cui appartiene, perché la sua unicità la rende sola e la isola persino dalla possibilità di comunicare. Per lei la “Causa” non ha alcuna importanza, anzi, non le sembra “neppure sacra”.

In lei si è prodotta una rottura della sacralità. Mentre gli abitanti del Sud sono pronti a sacrificarsi e a morire per il loro ideale, Rossella prende le distanze e si scopre capace non solo di provare emozioni diverse, ma anche di dare credito alla sua esperienza: “sicuro, è proprio così”, discusse con la propria coscienza… le altre donne erano semplicemente sciocche ed isteriche coi loro discorsi patriottici; e gli uomini erano quasi altrettanto fastidiosi quando parlavano dei “Diritti di Stato”.

ViaColVento2La distanza fra Rossella e il collettivo emerge fortissima anche rispetto al ruolo femminile quando, vestita con il crespo nero del lutto, prende parte al ballo fra le braccia di Rhett Butler: “non me ne importa! Non mi importa quello che diranno!”mormorò trascinata da una specie di follia. Drizzò la testa e uscì dal banco battendo i tacchi come nacchere e tenendo il suo ventaglio nero completamente spiegato.

Per un attimo scorse il volto incredulo di Melania, l’espressione delle vecchie signore… quindi si trovò in mezzo alla sala”.

È l’immagine di una Rossella guerriera, che nega le regole, i rituali e la morale di chi le sta intorno, per affermare il proprio desiderio: di vivere, di ballare, di essere il centro dell’attenzione e di non farsi imprigionare dal “simpatico costume meridionale che seppellisce vive le vedove”.

La solitudine è il prezzo che paga per affermare se stessa come persona separata e distinta dagli altri, è il sintomo di un conflitto con un mondo che ha già stabilito a priori il ruolo e la funzione che lei dovrà ricoprire.

Una solitudine che riguarda la sfera affettiva, ma anche e soprattutto quella culturale: Rossella è sola perché non ha modelli femminili con cui identificarsi. I suoi sogni, i suoi desideri, o il semplice fatto di avere delle aspettative individuali, sono elementi non contemplati dal rigido codice del collettivo cui appartiene, sul quale si è modellata l’educazione materna.

Elena, la madre di Rossella, è “un’aristocratica… dolce e quita”, che ignora tutto ciò che è “contrario alle sue idee di proprietà e di convenienza” e che considera i sentimenti e le aspirazioni individuali come un intralcio o un inconveniente scomodo.

Eppure anche Elena vive in solitudine, estranea al mondo che la circonda. Non si era mai abituata a Tara, perché aveva lasciato nella sua città natale “troppo di se stessa” e nella tenuta del marito “si trovava in un mondo così strano e diverso come se fosse addirittura un altro continente”. Rossella non aveva mai visto sua madre “appoggiarsi alla spalliera della sedia, né l’aveva mai vista sedere senza un lavoro d’ago fra le mani”.

Una donna perfetta, dunque, che aderisce al ruolo femminile senza nessuna stonatura. Ma non per questo felice: “sarebbe stata una donna di bellezza notevole se vi fosse stata più lucentezza nei suoi occhi, più calore nel suo sorriso, più spontaneità nella sua voce”.

È l’immagine di una donna spenta, deprivata della propria vitalità, che compie in maniera automatica le azioni del vivere quotidiano, mentre il suo centro vitale è paralizzato.

Elena, infatti, vive altrove. Presente per il corpo, ma assente con le emozioni, custodisce dentro di sé il segreto di una passione conclusa tragicamente.

“Quando Filippo, coi suoi occhi ardenti… aveva lasciato Savannah per sempre, aveva portato con sé tutto il calore che era nel cuore di Elena, lasciando per il piccolo irlandese… che l’aveva sposata soltanto un grazioso guscio vuoto”.

Chiusa in un sogno nostalgico, ancorata ad un passato che non può più ritornare, Elena offre al mondo una presenza distratta, mentre la fantasia diviene per lei il teatro di un’altra vita, magica ed onnipotente, evocata al di fuori dei limiti e della finitezza della cose.

Intesa in questo senso la solitudine diviene esilio dal mondo, e simbolo di una vita che si svolge in un tempo sospeso, in cui si aspetta o si rimpiange, ma non si agisce. Perché quando le relazioni nel mondo esterno sono indebolite, è necessario, per sopravvivere, tenere in piedi un mondo di oggetti fantastici interni: un mondo di sogni ad occhi aperti, dove l’individuo può vivere intensamente l’emozioni e gli affetti che non ritrova nella realtà esterna.

Questo è il luogo della solitudine e della nostalgia, perché il fantasticare è fuori non soltanto dalla realtà esterna, ma anche dal tempo.

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Nei personaggi di Elena e di Rossella si rispecchiano due modi differenti di vivere il tema della solitudine. Distaccandosi dal modello materno, Rossella accetta di vivere il rischio che la possibilità di uscire dagli schemi prefissati comporta, seguendo una strada fatta di esplorazioni e di inquietudini. Una strada segnata, soprattutto, dal desiderio di essere fedele a se stessa, che porta Rossella ad agire nel mondo: e con lei, per il femminile, hanno inizio il tempo e la storia.

Danila Cremonini

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