Violenza domestica

Il male che si deve raccontare Il male che si deve raccontare è il titolo dell’ultimo libro di Simonetta Agnello Hornby, scritto con Marina Calloni ed edito da Feltrinelli, è un atto di denuncia di casi di violenza domestica, i cui proventi  sono destinati alla creazione della sezione italiana di “EDV” ( Global Foundation for the Elimination of Domestic Violance ).

 

L’idea del libro nasce nella primavera del 2012 dalla prospettiva di far conoscere le attività delle Fondazioni create da Patricia Scotland e di far applicare in Italia il metodo per ridurre i casi di violenza domestica.

 

La “EDV” è una Fondazione creata per la prima volta in Inghilterra da Patricia Scotland con lo scopo di contenere il fenomeno della violenza domestica attraverso un programma che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano.

 

Nel 2005 ha creato un’associazione senza scopo di lucro che incoraggia e sensibilizza i datori di lavoro al riconoscimento e al sostegno delle dipendenti vittime di violenza, offrendo addestramento al personale e introducendo pratiche efficaci al sostegno e alla formazione. In Inghilterra sono più di 700 le Aziende che vi hanno aderito.

 

L’importante è far conservare alla vittima di violenza domestica il proprio posto di lavoro, così da non farle perdere l’indipendenza economica, e consentirle anche attraverso l’ambiente di lavoro di denunciare l’aggressore e rendersi indipendente.

 

Al Ministero degli Interni ha creato un piano di azione nazionale che ha ridotto sensibilmente i casi di violenza domestica e il numero degli omicidi attraverso 5 obbiettivi: 1) ridurre il numero degli omicidi legati alla violenza domestica; 2) ridurre la violenza domestica 3) aumentare le denunce dei casi di violenza domestica; 4) aumentare il caso dei reati di violenza domestica da portare in giudizio; 5) assicurare protezione adeguata alle vittime di violenza domestica e sostegno su tutto il territorio nazionale.

 

L’Ente statale creato ad hoc, da cui dipendono consulenti indipendenti specializzati in violenza domestica, offre, attraverso queste figure specializzate, i servizi di sostegno per le vittime e i loro figli, grazie anche alla partecipazione di varie organizzazioni quali i servizi sociali, welfare, polizia, sanità, istruzione, Istituto per le case popolari, e delle case di accoglienza per le donne maltrattate.

 

Importante è la figura del “tutore” della vittima, di solito è un assistente sociale,  che ha il compito di fare da tramite fra i diversi enti, di coordinare il primo gruppo di intervento ad alto rischio, di essere sostanzialmente il portavoce della vittima, con la quale ha un contatto costante almeno per i primi tre mesi. Risolve le questioni più urgenti: denaro, casa e protezione fisica, sostiene la vittima durante l’udienza e coordina il diritto di visita per i figli.

 

Al ministero della Giustizia Patricia Scotland ha istituito, da Guardasigilli, i tribunali specializzati per i casi di violenza domestica, anche se al momento sono allo stato di progetti pilota. In ogni caso i giudici si stanno specializzando e hanno reso il processo snello e veloce con udienze brevi e mirate.

 

I risultati di questa iniziativa sono sorprendenti: nella sola Londra le donne uccise  in casi di violenza in un anno sono passate da 49 nel 2003 a 5 nel 2010.

E’ stato calcolato che se si applicasse lo stesso metodo nel resto d’Europa, il Pil potrebbe aumentare del 21 per cento.

 

La sezione italiana di EDV è attiva dal maggio scorso presso il dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’Università degli studi di Milano – Bicocca sotto la direzione di Marina Calloni.

 

Passate parola.

Share Button